Come si sporca l'aria?

L'aria che respiriamo può essere contaminata da sostanze inquinanti provenienti da industrie, veicoli, centrali elettriche e molte altre fonti che rappresentano un grosso problema per gli effetti dannosi che hanno nei confronti della salute o dell'ambiente in cui viviamo.

emissioni naturali di ossidi di azoto emesse da un vulcano
sostanze inquinanti provenienti da industrie
sostenze inquinanti provenienti da autoveicoli
Il loro impatto dipende da vari fattori, come ad esempio la quantità  di inquinante dell'aria al quale si è esposti, la durata dell'esposizione e la pericolosità  dell'inquinante stesso. Gli effetti sulla salute possono essere di piccola entità  e reversibili (come un'irritazione agli occhi) oppure debilitanti (come un aggravamento dell'asma) o anche fatali (come il cancro).
Non c'è dubbio, quindi, che l'uomo è il principale "produttore" di inquinamento, ma bisogna riconoscere che è in "buona" compagnia, si fa per dire, perchè esistono molte fonti di inquinanti naturali. Sono parte della storia dell'uomo, per esempio, le polveri, i gas emessi dai vulcani, dagli incendi delle foreste e dalla decomposizione dei composti organici. Va detto che questi inquinanti naturali non rappresentano necessariamente un serio problema come possono esserlo quelli generati dalle attività  umane, perchè sono sicuramente meno pericolosi dei composti che è riuscito ad "inventare" l'uomo e, soprattutto, perchè non si concentrano mai sulle grandi città .

Qualche dato per "pesare" le due diverse sorgenti d'inquinamento:
le emissioni naturali di ossidi di azoto (emesse da vulcani, da oceani, da decomposizioni organiche e dall'azione dei fulmini) sono state stimate fra i 20 e i 90 milioni di tonnellate all'anno, mentre quelle da attività  umane sono attorno ai 24 milioni di tonnellate;
Generalmente le sorgenti di inquinamento naturale non provocano danni particolarmente gravi perchè sono fenomeni che durano poco anche se esistono alcune eccezioni come, per esempio, l'esplosione del vulcano Saint Helen nel 1980 che ha causato un peggioramento della qualità  dell'aria negli Stati Uniti ed in tutto il Pacifico nord-orientale per mesi dopo la sua eruzione, con ripercussioni anche sul clima a livello mondiale.

Abbiamo già  accennato che alcuni composti organici volatili (VOC) sono prodotti in natura dalle piante e, secondo alcuni ricercatori li ritengono responsabili nello scatenare l'asma ed altre reazioni allergiche, molto più di altre sostanze derivanti dall'attività  umana. Non dobbiamo dimenticare, tra l'altro, che le  piante producono i pollini e tutti sono a conoscenza degli effetti allergici che possono causare queste sostanze nei soggetti predisposti. Altri inquinanti naturali di notevole importanza negli ambienti confinati (indoor) sono le spore delle muffe e le polveri generiche alle quali dedichiamo il prossimo capitolo.

Per concludere, la maggior parte dei composti gassosi dell'aria fanno parte dei cicli naturali, per questo gli ecosistemi sono in grado di mantenere l'equilibrio tra le varie parti del sistema. Dato che l'uomo può fare ben poco nei riguardi dell'inquinamento naturale, la sua maggior preoccupazione deve essere quella di ridurre le emissioni inquinanti prodotte dalle sue attività , altrimenti l'ecosistema non riuscirà  (purtroppo sta già  accadendo) più a controllare neanche le emissioni naturali. Ma ciò che è ancora più importante riguarda la consapevolezza che la Terra non è un insieme di nazioni divise tra loro, la Terra è "unmondotuttoattaccato" e se la "sporchiamo" in un punto quella "sporcizia" contaminerà  anche quel tal luogo laggiù, dall'altra parte del mondo e viceversa. Gli inquinanti atmosferici non provocano danni alla salute e all'ambiente solo nel luogo d'emissione ma spesso anche a decine, centinaia o addirittura migliaia di chilometri di distanza. Nella lotta all'inquinamento dell'aria è perciò indispensabile la collaborazione tra tutti gli Stati e fra tutti gli uomini. Per rispetto al nostro pianeta e alle future generazioni.

 

Polvere e polveri
polvere
Medici e scienziati stanno puntando il dito su un altro grave pericolo per la salute: l'inquinamento atmosferico causato da finissime particelle di polvere. In caso di elevate concentrazioni di queste polveri aumenta il numero di persone che devono essere ricoverate, soprattutto a causa di malattie cardiocircolatorie. Si registra inoltre una forte correlazione tra le polveri fini e l'incremento della mortalità .

Le polveri fini sono rilasciate nell'atmosfera in due modi:

  1. 1. le particelle primarie: provengono sia da fonti naturali (ad es. eruzioni vulcaniche) che da fonti umane (processi di combustione nei motori, nei riscaldamenti, negli impianti di incenerimento, abrasione meccanica dei pneumatici e della pavimentazione stradale, risollevamento delle polveri precedentemente depositate al suolo);
  2. le particelle secondarie: si formano nell'atmosfera sulla base di altri inquinanti (in primo luogo ammoniaca, biossido di zolfo e ossidi di azoto).

Una normativa internazionale (convenzione di Ginevra) è riuscita a contenere la produzione di particelle secondarie, mentre per le particelle primarie si è ancora in attesa di un accordo.
Quando si parla di polvere ci rendiamo conto che è un termine generico per indicare quel pulviscolo composto da piccolissime particelle (organiche o inorganiche) che è presente un po' dovunque, nell'atmosfera, al suolo, negli spazi interstellari, in casa, ecc. Siamo abituati a vedere polvere in giro e non vi diamo particolare peso, non pensiamo che sia un inquinante, in realtà  dal punto di vista igienico, il pulviscolo è sempre dannoso perchè in funzione della qualità  e delle dimensioni del materiale che lo compone può dar luogo a malattie come la silicosi, la febbre da fieno, ecc. Qual è il nemico peggiore per la pulizia della casa, se non la polvere? La polvere è ovunque, entra da qualsiasi fessura e poi si deposita su tutto quello che trova. Bastano pochi giorni che, specialmente sui mobili scuri, vedrete formarsi un deposito di minuscole particelle. Con il passare del tempo, questo deposito diventerà  una patina sempre più spessa.

Può essere molto interessante, se si ha a disposizione un microscopio  esaminare campioni di polvere prelevati da posti diversi per osservare le diverse composizioni. Per esempio, su oggetti situati all'aria aperta di un ambiente naturale ci si può aspettare di trovare frammenti di piante, muffe, insetti, pollini, spore, microrganismi, polveri minerali, sabbia sahariana e perfino micrometeoriti. Nell'aria di un bosco, i detriti di origine biologica sono predominanti, mentre in un deserto lo sono i detriti di origine minerale. Nell'aria di una città , sono presenti prevalentemente particelle provenienti dalle emissioni dei veicoli e dagli impianti di riscaldamento domestico. Seppure in quantità  inferiore, avrete anche particelle derivanti dall'usura dei freni e dei pneumatici e particelle minerali. Nella spazzatura raccolta dalla scopa, dopo avere pulito il pavimento di una sala da pranzo, dovrebbero esserci briciole di pane, granelli di sabbia, capelli e peli del proprio animale da compagnia. Nella polvere raccolta su di una libreria dovrebbero esserci fibre tessili e frammenti di origine biologica e minerale. In una camera da letto, la polvere dovrebbe essere più ricca di fibre tessili, ma potrebbero esserci anche acari e i loro temibili escrementi. In negozi, laboratori e fabbriche, la composizione della polvere varia in base all'attività  che viene svolta.

Come raccogliere campioni di polvere per osservarli con il microscopio? Se la polvere è depositata su di una superficie liscia, potete raccoglierla con un dito pulito, oppure potete sospingerla sul vetrino con un pennello. Forse, il metodo migliore consiste nel servirsi di una pipetta per fare scendere una piccola quantità  d'acqua sulla polvere ed aspirarla nuovamente. Questa operazione va ripetuta diverse volte, usando sempre la stessa acqua, fino a quando stimate di avere raccolto una quantità  sufficiente di polvere. Un altro sistema è quello di mettere un vetrino nel luogo che avete scelto ed aspettare che la polvere si depositi sopra. Ovviamente, non dovete avere fretta! Se la polvere è poca e volete raccoglierla tutta senza inquinamenti, potete usare un nastro adesivo.
Un altro metodo consiste nell'usare un aspirapolvere lungo il cui tubo sia stato sistemato un feltro simile a quello che si mette sui radiatori. Se il feltro ostacola eccessivamente il passaggio dell'aria, il motore dell'aspirapolvere può sforzare troppo ed anche bruciarsi. Per evitarlo, occorre usare un filtro più poroso, oppure fare entrare un po' d'aria dopo il filtro. In commercio, ci sono aspirapolvere con filtro ad acqua. Dopo avere aspirato la polvere, potete esaminare la sospensione acquosa che avrete ottenuto ed il sedimento, poi racconterete alla mamma cosa avete trovato!
Per raccogliere polvere all'aria aperta, potete usare una superficie piana. Per evitare che il vento porti via la polvere, questa superficie deve essere protetta da pareti. A questo fine, va bene un piccolo acquario di plastica. Per evitare di raccogliere la pioggia, potete sistemare un coperchio a circa 40 cm dall'imboccatura del recipiente. Però, con questo coperchio non raccoglierete più micrometeoriti. Se siete interessati a queste particelle, cercatele all'uscita delle grondaie.

Tenete presente che nella polvere sono normalmente presenti anche batteri ed altri microrganismi. Quindi, nel manipolare campioni di polvere, sia asciutti che posti in acqua, osservate le necessarie precauzioni di igiene.
Per ridurre la quantità  di particelle fini sospese nell'aria della propria abitazione, a volte vengono usati speciali ionizzatori (da non confondere con gli ozonizzatori che sono dannosi alla salute). Questi apparecchi producono un flusso di ioni negativi che si attaccano alle particelle sospese nell'aria e ne provocano la deposizione sulle superfici vicine oppure in un apposito filtro.

Sono in atto molteplici progetti per diminuire la percentuale di polveri sottili nell'aria delle città : una delle soluzioni possibili, anche se momentanea e poco efficace, è il blocco del traffico dei veicoli nelle grandi città . Invece, l'impiego di combustibili alternativi è una delle strategie attuali per lo sviluppo di motori a combustione interna intrinsecamente puliti, nel contesto di una politica sempre più radicale di salvaguardia della qualità  dell'ambiente. Il metano (e il gas naturale) è il combustibile fossile meno inquinante e permette di circolare senza restrizioni perchè le autovetture alimentate a metano non sono sottoposte ad alcun blocco del traffico.

A detta dei ricercatori l'inquinamento andrebbe affrontato:

E' un problema culturale, bisognerebbe imparare a rinunciare a un po' di caldo in casa e a usare meno le automobili. Questi sono obiettivi che si possono raggiungere con l'impegno di diverse istituzioni ma anche con quello di noi cittadini.

 

E gli acari?
acaro
Gli acari sono piccoli ragnetti invisibili a occhio nudo presenti nella polvere di quasi tutte le case. I più comuni si chiamano Dermatophagoides pteronyssinus (DPP) e Dermatophagoides farinae (DPF). Essi sono normalmente innocui, ma nei soggetti allergici possono provocare rinite, tosse, asma o eczema. I loro allergeni (in particolare le loro feci) si liberano nell'aria e vengono facilmente inalati.

Dove vivono gli acari? Il loro ambiente ideale è rappresentato dai luoghi caldi e umidi e la loro presenza si concentra particolarmente all'interno delle imbottiture di cuscini, materassi e piumini. Per sopravvivere si nutrono delle microscopiche scaglie della nostra cute (forfora e desquamazione). Di conseguenza la temperatura di un materasso su cui dorme un individuo (dai 20° ai 30° C), l'umidità  relativa (sudore) sprigionata dal corpo umano e le squame che si staccano dalla cute (per sfregamento della pelle con le lenzuola) sono elementi ideali per lo sviluppo degli acari. Il periodo di massima concentrazione ambientale è costituito dalle stagioni autunnale ed invernale. Gli acari non sopravvivono ad altitudini superiori ai 1500 metri.

Che cosa si deve fare quando si è allergici agli acari?

 

Che cos'è lo smog?
smog
Nelle città  industrializzate, aleggiano particelle di fuliggine proveniente da industrie, da veicoli, da impianti di riscaldamento e a volte anche da centrali termoelettriche.
Il termine smog l'abbiamo ereditato dagli inglesi perchè Londra, dalla fine del 19° secolo fino agli anni '60, durante l'inverno, era quasi sempre immersa in una densa nebbia e molte persone sono morte a causa di problemi respiratori. Quella nebbia la chiamarono smog (dall'inglese smoke = fumo e fog = nebbia) perchè era di colore grigiastro e "anneriva" tutta la città . In pratica era formato da goccioline di nebbia che condensavano attorno a minute particelle di fuliggine e di anidride solforosa prodotte dal riscaldamento domestico e da molte industrie che impiegavano carbone. Alcuni decenni fa, le autorità  municipali di quella città  decisero di porre rimedio a questa situazione e sostituirono il carbone con combustibili più puliti. Il risultato fu la quasi scomparsa dello smog. L'aria di quella città  è diventata molto più respirabile e le giornate di sole più frequenti. C'è però un altro tipo di smog che si produce nelle giornate caratterizzate da condizioni meteorologiche di stabilità  e di forte insolazione: lo smog fotochimico.

I composti organici volatili (VOC) e i gas, emessi nell'atmosfera da molti processi naturali o da attività  umane vanno incontro ad un complesso sistema di reazioni fotochimiche indotte dalla luce ultravioletta presente nei raggi del sole; il tutto porta alla formazione di inquinanti che costituiscono la componente principale dello smog che affligge oggi molte città  ed aree industrializzate. Questo particolare smog si può facilmente individuare per il suo caratteristico colore che va dal giallo-arancio al marroncino, colorazione dovuta alla presenza nell'aria di grandi quantità  di biossido di azoto. I composti che costituiscono lo smog fotochimica (oggi è la forma di inquinamento più diffusa nelle grandi città  del pianeta) sono sostanze tossiche per gli esseri umani, per gli animali ed anche per i vegetali.

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