Il ciclo consumistico dei rifiuti

In natura non esiste il concetto di rifiuto, perchè ciò che viene scartato da alcuni organismi, animali e vegetali, rappresenta una risorsa per la vita di altri.
Al contrario, l'uomo preleva materia ed energia dall'ambiente per produrre beni e servizi e produce degli scarti (i rifiuti), che vengono poi scaricati nell'ambiente stesso.

Rifiuto è tutto ciò che viene scartato perchè inservibile, inutile o sporco e l'uomo ha esteso in maniera talmente ampia questo concetto, che i rifiuti sono ormai un serio problema per tutto il Pianeta.
Siamo circondati dai rifiuti e purtroppo questo fenomeno è legato al nostro modello di vita nel quale, aumentando a dismisura i consumi, aumentano i volumi e le quantità  degli imballaggi. Inoltre, nella nostra società , spesso definita "usa e getta", vi è la tendenza a disfarsi rapidamente degli oggetti che si acquistano, senza dover fare la fatica di aggiustarli o sistemarli, se si rompono. Ad esempio, se un computer si rompe, diventa più conveniente buttarlo via e comprarne uno nuovo, anzichè cambiare alcuni componenti; oppure, se la setola di uno spazzolino da denti è da cambiare, in realtà  dobbiamo cambiare tutto lo spazzolino; per non parlare degli elettrodomestici, costruiti per costare il meno possibile e, quando hanno un problema, è meno costoso buttarli piuttosto che farli controllare dal tecnico...

Inoltre, il nostro modello di acquisto di beni e servizi (grazie alla pubblicità ) è spesso ispirato non tanto dal prodotto che compriamo, ma dalla confezione che lo contiene: se dobbiamo acquistare una scatola di cioccolatini o di merendine, di solito non scegliamo in base alla qualità  del prodotto (è importante imparare a leggere le etichette), ma alla scatola che ci piace, magari corredata da giochini (per i piccoli) o stimolata da concorsi a premi (per i grandi).

Il fatto è che non si può andare avanti così, perchè i rifiuti non sono un optional ma un grande ostacolo alla vita della Terra, il suo "organismo" così perfetto e autosufficiente non è più in grado di digerirli: E' come se l'uomo avesse creato un blocco intestinale alla pancia della Terra. Pensate che ogni italiano produce in media ogni giorno 1,5 kg di rifiuti, per un totale annuo di oltre 500 kg. Sono circa 30 milioni di tonnellate i rifiuti prodotti dagli italiani, senza contare gli 80 e più milioni di tonnellate prodotti dalle imprese; e la tendenza è in crescita. Quegli oltre 100 milioni di tonnellate, presi così come sono, sono un carico che, non solo non può essere assorbito dal Pianeta, anzi, contribuiscono ad inquinarlo e a sovraccaricarlo di sostanze che gli sono estranee e, dunque, gli fanno male.

Per cercare di risolvere, almeno parzialmente, il problema rifiuti, sono state approvate delle regole, che cercano di ridurre i rifiuti in fase di produzione (aziende) e di trasformarli per quanto possibile da problema a risorsa, con l'aiuto di tutti i cittadini. Vediamo come.
Prima di tutto, i rifiuti vengono classificati, secondo la loro origine, in:

  1. Rifiuti Solidi Urbani (RSU), cioè la classica spazzatura domestica;
  2. Rifiuti Speciali Non Pericolosi (RSNP), cioè gli scarti di lavorazione artigianale e industriale come gli imballaggi;
  3. Rifiuti Pericolosi (RP).

Tra la spazzatura domestica, vi sono numerosi tipi di materiali che possono essere riutilizzati, come ad esempio il vetro, la plastica, la carta e l'alluminio. Questi materiali, in fase di scarto nelle abitazioni, vengono messi da parte e avviati a centri di recupero, dove vengono di nuovo trasformati in carta, vetro, plastica e alluminio. Questo sistema di recupero dei materiali si chiama raccolta differenziata. Anche la parte vegetale dei rifiuti, cioè gli sfalci e le potature, può essere reimpiegata per la produzione di compost, cioè di fertile terriccio per giardino, proprio come avveniva un tempo nelle nostra campagne. Nelle zone geografiche dove prevalgono case con giardini e orti, questa frazione di materiale è ai primi posti del recupero in termini di raccolta differenziata.

Un'altra strada (più complessa) da percorrere per il problema dei rifiuti è la riduzione a monte, cioè l'impegno delle imprese di ridurre i volumi degli imballaggi, che poi diventano rifiuti, incentivare la vendita sfusa dei prodotti (come avveniva un tempo) e il riuso (sistema dei vuoti a rendere). Questi sistemi richiedono leggi apposite e modifiche nel modo di produrre i beni: sono senza dubbio le scelte più economiche ed ecologiche, ma anche le più complesse, e vengono già  intraprese da Paesi con particolare sensibilità  ecologica, come la Germania.

Inoltre, per ridurre i rifiuti all'origine, occorre un cambio di mentalità  nel nostro modello di vita, come accennavamo prima, non più basato su una pubblicità  che invita ad acquistare privilegiando il "contenitore" ma il "contenuto".

Un'altra strada per affrontare l'invasione dei rifiuti è valorizzare l'energia che essi contengono. Fino a poco tempo fa, l'uomo si preoccupava solo di depositare e nascondere tutti i propri scarti in grandi buche, le discariche, senza pensare agli sprechi di energia e di materia che ciò comportava; se le discariche vengono gestite bene, tra l'altro, sono dei semplici "sacchi" enormi ben sigillati, ma sappiamo che moltissime buche sono gestite male, da persone senza scrupoli che, pur di guadagnare, non badano all'inquinamento del terreno e della falda acquifera che le sostanze contenute nei rifiuti possono generare.
Negli ultimi anni, grazie anche alle leggi che sono state approvate, i rifiuti vengono considerati come preziose materie prime per la combustione: ecco che sono nati i termovalorizzatori, cioè grandi forni dove i rifiuti, opportunamente trattati, vengono bruciati per produrre calore ed energia elettrica. Questa è la strada che stanno seguendo i Paesi occidentali; l'Italia, per ora, brucia il 30% dei rifiuti che produce, mentre il resto vanno ancora in discarica.
Ma, al di là  di questa soluzione, resta un fatto sul quale riflettere: i rifiuti, per la nostra Terra, sono un "corpo estraneo" e, pertanto, gli sforzi andrebbero concentrati in una loro drastica riduzione a monte.

Uno dei modi per fare questo è senza dubbio il nostro impegno nel far durare di più gli oggetti e i beni che usiamo: in fondo, siamo immersi in un mondo che, proprio perchè ci spinge a comprare sempre nuovi prodotti, ci fa pensare "Non è necessario che tratto bene questa cosa, tanto se si rompe ne compro un'altra!". Se invece diventiamo consapevoli che, una volta gettati, gli oggetti vanno "sulle spalle" della Terra, probabilmente il nostro utilizzo diventa più responsabile e più "gentile": "Tratto meglio questo giocattolo: mi durerà  più a lungo ed è un modo per non pesare sulle risorse della natura".

L'incendio Di Centralia
Quasi nessuno lo sa, ma i più grandi incendi della Terra bruciano nel sottosuolo! Agli addetti ai lavori la cosa è ben conosciuta ed anche a chi vive sopra uno di questi incendi. Già ! Vi sono intere cittadine che vivono sopra alcuni di questi incendi con migliaia e centinaia di abitanti. Una in particolare si chiama Centralia, nello Stato americano della Pennsylvania (USA). Cosa c'entrano gli incendi con i rifiuti? Un po' di pazienza e lo capirete subito.
Nel 1962, la cittadina di Centralia era un piccolo paese tranquillo della campagna americana. Particolarità  geologica del luogo era che sotto il paese e le colline della zona vi erano grandi filoni di antracite (Carbone) estratto da molte compagnie in numerose miniere nella zona, fin dalla fine del 1800. Molti pozzi alla fine furono chiusi per varie cause, in uno di questi pozzi chiusi l'azienda locale della nettezza urbana decise, nel 1962, di immettere rifiuti ancora ardenti. Tale pozzo era usato come discarica illegale.

I rifiuti ancora ardenti accesero i filoni di carbone, innescando una reazione a catena che dura ancora oggi. Nel 1962 gli abitanti di Centralia erano più di 1.100, nel 1996 erano scesi a 46. La combustione dei filoni sotterranei ha causato la distruzione di Centralia, emettendo nell'aria tonnellate di ceneri, fumi tossici, gas serra e causando anche crepe improvvise nel terreno.

Conclusione: ancora oggi, recandovi in quella zona, potrete osservare colline fumanti con centinaia di alberi morti, una città  deserta dove le case sono state abbattute e dove dal terreno esce fumo in continuazione, strade con crepe di 1 metro di larghezza e centinaia di lunghezza. E chissà  per quanti anni ancora Centralia brucerà . Tutto per un cumulo di rifiuti!
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