Il ciclo naturale dei rifiuti

Quello di "rifiuto" è un concetto tipicamente umano. In natura infatti vale il principio che nulla si butta via, ma anzi tutto può, e deve, essere riciclato.
Gli ecosistemi naturali, cioè l'insieme di tutti gli elementi della natura che vivono in un dato luogo, regolano i flussi di materiali attraverso trasformazioni che avvengono nel mondo fisico e biologico (cicli biogeochimici), che consentono di riutilizzare le sostanze giunte alla fine di un processo come materiali di partenza per avviarne un altro. Ogni elemento passa continuamente da una tappa all'altra del suo ciclo naturale, senza raggiungere mai una condizione di inutilità , come quella che attribuiamo ai rifiuti.

I batteri sono tra i protagonisti assoluti di questo ciclo naturale, dove anche ciò che viene scartato da alcuni organismi viene riutilizzato da altri. Quando una pianta o un animale muoiono, i composti azotati che contengono, come l'ammoniaca, vengono di nuovo trasformati dai batteri e rimessi in circolazione. I batteri-spazzini hanno, quindi, la funzione di trasformare i "rifiuti" prodotti dal ciclo della vita in materiale ancora utilizzabile per la vita: ecco perchè la natura non ha rifiuti. E' come una città  senza nessuno che ritiri e smaltisca i rifiuti! Inoltre, senza i batteri-spazzini non sarebbe più possibile la vita sulla Terra, poichè le sostanze fondamentali rimarrebbero legate agli organismi morti, senza essere rimesse in circolo. Ma le prodezze di questi microrganismi non finiscono qui. I batteri, infatti, intervengono non solo su piante e animali morti, ma anche su altri tipi di rifiuti, come gli escrementi. Esistono specie che da questi traggono il loro nutrimento restituendo nell'ambiente acqua e anidride carbonica. Per fare ciò hanno solo bisogno di vivere in un ambiente aerobico, cioè dove sia disponibile ossigeno.

Un altro esempio che spiega questo concetto è la catena alimentare.
Per vivere e crescere bisogna mangiare un altro essere vivente, animale o pianta. Tutte le catene alimentari cominciano dai vegetali, che possono avere le dimensioni di un albero o essere visibili solo al microscopio, come il plancton. E i vegetali, a loro volta, ricevono le sostanze nutritive dal sole, dalla terra e dall'acqua, da cui prendono i sali minerali. E la terra, a sua volta, riceve il nutrimento dalle piante e dagli organismi decomposti.

Dunque, ricapitoliamo: il sole scalda la terra, le piante trasformano il calore del sole e le sostanze nutritive della terra e dell'acqua in nutrimento per sè, e liberano ossigeno nell'atmosfera che ci fa respirare. Gli animali erbivori, poi, mangiano i vegetali, oppure i carnivori (come gli umani) mangiano gli animali che, quando muoiono, si decompongono e forniscono alla terra il materiale organico per arricchirla di sostanze nutritive, che vanno ad alimentare di nuovo le piante e cosଠvia, in una catena infinita che dura da miliardi di anni.

In questa catena, nulla viene buttato e tutto è utile: qualsiasi cosa ha un suo ruolo per alimentare il ciclo della natura e ciò che viene scartato da un organismo viene utilizzato dall'altro. Questo principio vale per tutti processi naturali: da quello che regola i movimenti dei pianeti alla formazione delle rocce, dai batteri ai funghi.

A volte, alcuni materiali restano intrappolati nell'ambiente anche per anni, secoli o millenni (per esempio nei sedimenti marini o nel sottosuolo). Questo non perchè abbiano concluso la loro funzione, ma per il fatto che i cicli naturali si fondano su orologi che sfuggono alle scale temporali cui siamo abituati.

Se ci pensate bene anche l'uomo, quando viveva a stretto contatto con la natura, e da questa dipendeva la sua sopravvivenza, imitava i cicli naturali. Se chiedete ad un contadino o andate in una cascina di campagna, sicuramente vi diranno che, fino a pochi anni fa, qualsiasi cosa entrava nel ciclo naturale. Gli oggetti venivano utilizzati fino a che erano consumati (contenitori, vestiti, attrezzi), con gli scarti della cucina si produceva del terriccio per l'orto e persino gli escrementi delle mucche venivano utilizzati per fertilizzare il terreno, sul quale poi cresceva il grano, che arriva in forma di pane sulle nostre tavole.

Da alcuni decenni, però, l'uomo ha creato una frattura fra ciò che è utile e ciò che non lo è, generando, sia nella teoria sia nella pratica, la categoria "rifiuto". La cultura dell'"usa e getta" ha enormemente aumentato la produzione di avanzi, scorie e immondizie, arrivando a stravolgere completamente il nostro rapporto con i materiali e con il territorio ma, soprattutto, a creare un grande problema per il Pianeta: questi rifiuti sono un corpo estraneo e non possono essere "digeriti" dal ciclo della natura.

Il problema è diventato talmente complesso che negli ultimi anni molte persone si sono rese conto che era necessario fare qualcosa, e presto. Da qui la necessità  di una diversa concezione degli scarti, che ricalchi, per quanto possibile, il metodo adottato dai sistemi naturali. E' il concetto della sostenibilità , che propone di limitare la produzione dei rifiuti, di avviarne una buona parte a recupero e riciclaggio e di ridurre i consumi di energia, con evidenti benefici per la salute nostra e della Terra.

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